I benefici delle coltivazioni a Km zero

Oggigiorno, siamo abituati a trovare sulle nostre tavole qualsiasi genere di prodotto alimentare in ogni mese dell’anno, indipendentemente dalla loro stagionalità. Questo ovviamente è possibile soltanto grazie alla grande distribuzione, mediante la quale vengono prelevati prodotti in qualsiasi parte del mondo e portati fino al banco alimentari dal quale ci serviamo.

Il “Chilometro Zero” invece è un tipo di commercio nel quale i prodotti vengono prelevati e venduti nella stessa zona in cui vengono prodotti: dicendo che un alimento è “a chilometro zero” quindi, s’intende dire che, per arrivare dal luogo di produzione a quello di vendita e consumo, esso ha percorso il minor numero di chilometri possibile. Questi prodotti sono anche denominati “a filiera corta”. I prodotti a Km zero per definizione non possono percorrere lunghe distanze: in particolare, per essere tali, non possono essere trasportati per oltre 70Km dal luogo in cui sono stati prodotti.

Le coltivazioni a Km zero prediligono quindi l’alimento locale garantito dal produttore nella sua genuinità, in contrapposizione all’alimento globale, spesso di origine non adeguatamente certificata, e soprattutto risparmiando nel processo di trasporto del prodotto, in termini anche di inquinamento. Spesso viene garantita dal produttore anche l’assenza di organismi geneticamente modificati. L’agricoltura a Km zero è quindi una filosofia di consumo eco-sostenibile. Questo tipo di commercio sta prendendo sempre più piede in Italia e nel mondo: molte Regioni come ad esempio il Veneto hanno già approvato una legge che regola il commercio di alimenti a Km zero. I vantaggi di questa particolare forma di mercato sono molteplici: 

Vantaggi economici: l’assenza totale o quasi di intermediari e il percorso più corto che gli alimenti devono percorrere fanno sì che i prezzi totali dei prodotti scendano di almeno il 30%.

Vantaggi ambientali: il mancato o minimo trasporto dei prodotti riduce drasticamente le emissioni di CO2; inoltre, aumenta la sicurezza stradale grazie al minor numero di mezzi in circolazione.

Maggior qualità dei prodotti: non dovendo essere trasportati per lunghe distanze, i prodotti vengono venduti freschi e con la certezza che si tratti di cibi nazionali, anzi regionali. Inoltre, senza l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche che ne forzano la crescita, è possibile gustare nuovamente i sapori e sentire i profumi che un tempo avevano i prodotti delle campagne.

-Sostenibilità in termini di sostegno all’economia delle comunità locali.

-Infine, l’avvicinamento del consumatore alla realtà contadina permette la conoscenza dei prodotti che questa ci offre, e ci spinge a rispettare maggiormente lo scorrere delle stagioni, fattore che ci permette di avere frutta e ortaggi sempre differenti.

È chiaro che, con questo tipo di commercio eco-sostenibile, non è facile fare una spesa “completa” secondo i nostri canoni di consumatori abituati ad avere tutto e sempre: molti prodotti agricoli sono infatti legati alle zone climatiche e al territorio. Oggi però l’economia che ruota intorno ai prodotti a Km zero è in costante ascesa a livello mondiale, così come a livello nazionale. A dimostrazione di ciò, per citare un dato curioso, stando a quanto dichiarato dal celebre e-commerce Amazon, il prodotto più acquistato questo Natale nel settore ”Giardino” è stato un kit per creare un proprio orto. Inoltre, il proliferare di possibili canali di distribuzione dell’agricoltura a Km zero invoglia ed aiuta tutti gli interessati. Sarà il futuro a Km zero?

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