Intolleranze alimentari ed allergie: perché sono in aumento?

In questi ultimi anni si è sempre più sentito parlare di allergie alimentari o di intolleranze, ed è evidente che si tratta di fenomeni in rilevante crescita, soprattutto in Europa e Stati Uniti. Nella sola Europa sono state attualmente registrate ben 17 milioni di persone che dichiarano queste problematiche, e 3,5 milioni di loro hanno meno di venticinque anni (dati Eaaci, Accademia Europea di Allergia e Immunologia Clinica). Nel Regno Unito in particolare è stato stimato che più del 50% dei bambini ha ricevuto una diagnosi di intolleranza o allergia alimentare. I principali cibi responsabili di queste intolleranze ed allergie alimentare sono il latte vaccino, la farina, le uova, la soia, i crostacei, le arachidi e vari tipi di noci. 

A fronte dei più recenti e significativi aumenti di persone interessate da questi disturbi alimentari, sorge spontaneo chiedersi il perché di questo fenomeno. Prima di tutto, è importante comprendere la differenza tra allergie ed intolleranze alimentari, poiché le due presentano caratteristiche e conseguenze ben distinte: l’allergia è causata da una reazione del sistema immunitario a sostanze normalmente non nocive, come ad esempio il polline, alcuni cibi o gli acari della polvere; il corpo identifica queste sostanze come dannose e per questo motivo reagisce in modo esagerato di fronte al loro assorbimento. L’intolleranza, invece, si definisce come malassorbimento di una determinata sostanza che non coinvolge il sistema immunitario, quindi prevede per ogni soggetto delle reazioni diverse, molto più soggettive.

Venendo ora alla domanda perché oggigiorno i casi di intolleranze ed allergie alimentari sono in aumento, è bene sapere che attualmente non esiste ancora una risposta definitiva a questo quesito. Vengono però identificate diverse possibili cause, dovute principalmente ai profondi cambiamenti avvenuti nello stile di vita degli ultimi trent’anni:

-una delle ragioni principali dell’aumento dei casi di disturbi alimentari è, paradossalmente, la presenza di ambienti troppo igienici: l’ipotesi oggi più appoggiata e studiata suggerisce infatti che, per funzionare correttamente, il nostro sistema immunitario necessita di entrare in contatto con un’ampia varietà di microrganismi e batteri durante lo sviluppo della fase infantile, per poter poi reagire in modo appropriato nel corso della vita. Oggi, viviamo in un ambiente in cui tutti i nostri detersivi contengono agenti antimicrobici e l’industria alimentare è più igienicamente controllata che mai. Inoltre, siamo sempre più confinati in ambienti chiusi, non siamo più abituati a relazionarci con l’ambiente e i relativi microrganismi e batteri esterni; un’esposizione inadeguata ai microrganismi ambientali può dar luogo ad una tendenza del sistema immunitario verso l’allergia;

-il fatto che durante la gravidanza non viene prestata sufficiente attenzione all’alimentazione: alcuni moderni studi di epigenetica sostengono a riguardo che il sistema immunitario può essere alterato durante la gravidanza attraverso l’alimentazione, e quindi poi essere trasmesso ai figli; inoltre, anche la riduzione dell’allattamento al seno, una pratica che ha dimostrato essere in grado di ridurre il rischio di allergie, è da considerarsi una possibile causa;

-l’utilizzo di pesticidi per le coltivazioni;

-l’adozione di ritmi di vita alterati, più stressanti anche durante la fase dell’infanzia, fattore che aumenta la risposta del sistema immunitario agli stimoli esterni;

-l’aggiunta di diversi additivi, quali coloranti, addensanti, correttori di acidità negli alimenti, i quali possono essere responsabili dello sviluppo di intolleranze alimentari;

-infine, celiachia e intolleranza al glutine hanno subito un boom probabilmente a causa del massiccio utilizzo di farine raffinate: nell’ultimo secolo, il grano ha infatti subito un miglioramento genetico, ma una migliore resa ha comportato reazioni fisiche diverse per il nostro organismo.

Queste possono essere quindi le cause principali che hanno fatto sì che i casi di intolleranze alimentari abbiano caratterizzato sempre più individui. È necessario osservare però che non sempre si tratta di vere e proprie intolleranze: d’altra parte in questi ultimi anni, anni le persone sono state significativamente sensibilizzate al riguardo, e in molti casi è possibile che un individuo confonda un disturbo alimentare passeggero con uno permanente. È importante, quindi, essere in grado di distinguere tra le due condizioni. In particolare è bene differenziare celiachia (un disturbo permanente) e gluten sensitivity, che invece può essere risolta grazie a un periodo di dieta adeguata. Quando si parla di celiachia ci si riferisce ad una patologia seria, autoimmune, che scatena una forte intolleranza al glutine coinvolgendo le pareti intestinali e che non può attualmente essere curata. Quando invece si parla di sensibilità al glutine si fa riferimento ad una condizione transitoria, provocata molto probabilmente da una dieta sbilanciata in favore di pane, pasta e graminacee in generale, la quale può scatenare sintomi gastrointestinali, ma senza comportare un’atrofia del piccolo intestino.

Esistono attualmente vari test per diagnosticare un’allergia o un’intolleranza alimentare, come  ad esempio lo skin prick test, che si effettua mettendo alcune gocce dell’allergene sulla pelle e osservando la reazione attraverso la fomazione di ponfi; il PRIST, ovvero il dosaggio delle IgE totali sieriche, effettuato tramite un prelievo di sangue, che però non discrimina tra gli allergeni in grado di dare reazione; i patch test, nel quale l’allergene viene iniettato sotto la cute e successivamente vengono valutate le lesioni cutanee conseguenti.

Infine, vi consigliamo di prestare particolare attenzione alla preferenza di un’alimentazione consapevole, ricca e soprattutto varia: scegliere con cura ciò che mangiamo è il primo passo verso una vita sana.

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